MondoGrafico

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my fanfiction, Don't copy! Privacy pleease
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Ok, non sono una grande scrittrice, e ad illuminare quest'idea è giunta Ale con la sua fanfic. Ammetto che di solito mi piace scrivere, però scrivo due pagine e chiudo. Invece con questa storia mi sono appassionata, so che è lunga, e non è ancora finita [me cogita]. Quindi, armatevi di santa pazienza ed iniziate a leggere, poi ditemi che ne pensate
Piccola nota pre-storia: per chi non lo sapesse, la mia esistenza ruota troppo spesso intorno ai mychemicalromance.

My FanFiction_ feet. Frank Iero and My Chemical Romance.
I capitolo.
Guardo fuori dal finestrino e sospiro. Cielo, ancora cielo, azzurro cielo. La terra è lontana, è troppo lungo questo viaggio. Mi sorprendo a tamburellare le dita sul vetro, nervosamente. Sento degli occhi su di me, così mi giro e osservo lui, seduto accanto a me. Ha uno sguardo preoccupato, non vorrebbe essere dov'è ed il mio nervosismo non è di aiuto. Gli sorrido per rassicurarlo, e tutta l'ansia sparisce dai suoi splendidi occhi nocciola. Chi l'avrebbe mai detto che sarei tornata a casa dopo tutto questo tempo. Mi viene da sospirare pensando che il biglietto di ritorno che avevo comprato non l'ho mai usato, dev'essere ancora in qualche angolo della mia borsa, tutto rovinato. Ero così felice il giorno che andai ad acquistarli, quei biglietti azzurri. Gran parte dei miei risparmi scivolarono nelle mani della cassiera, che mi rifornì di depliant pubblicitari: crociere, viaggi lontani in terre esotiche. Non mi interessavano, volevo solo andare a Milano. Milano, nella mia mente ogni lettera di quel nome era un'insegna brillante di una città felice, una città enorme. C'ero già stata, ma ora mi pareva quasi che mi stesse aspettando, e che dappertutto ci fossero poster col mio viso, o perlomeno con il loro. Quel concerto, quanto l'avevo sognato, quanto avevo desiderato esserci. Ero sola, ma non mi importava: in fondo ci sarebbero state le loro canzoni a tenermi compagnia, quelle canzoni che mi conoscevano, le avevo ascoltate così tanto che probabilmente le sentivo più mie che loro. Nessun abbigliamento particolare per quella che ritenevo la serata della mia vita. Un paio di jeans stretti, le all stars nere e una shirt scura. I capelli sciolti sulle spalle. Tranquilla, non troppo preoccupata, fino a che non si accesero le luci del palco. E la folla fu in delirio. Credevo che avrei saputo contenere la mia felicità, eppure mi unii al coro di urla che accoglievano il loro ingresso. Ed eccoli lì, i miei idoli. Eccoli avanzare su quelle assi. Erano loro, erano davvero così... così. Eppure non riuscivo a staccare il mio sguardo da lui. Era davanti a me, poco più in alto. Riuscivo a sentire le sue parole, anche se confuse. Dovevo essere a bocca aperta, perchè mi guardò perplesso. Oh, cavolo. Frank. Non ascoltavo nulla, neppure una canzone. Era come se fossi in uno stato di ipnosi, e la familiare melodia di sottofondo mi faceva da colonna sonora. Colonna sonora di ogni suo movimento. Quanto l'avevo sognato, quanto avevo osservato le sue foto. Eppure una bellezza simile non era possibile. Guardavo la sua chitarra, identica a quella che mi ero fatta comprare dai miei. Durante il concerto ogni tanto mi coglieva uno sprizzo di razionalità, e mi rendevo conto che quello che stavo pensando era assurdo, che lui sarebbe ripartito di li a poche ore, che una persona normale si sarebbe goduta il concerto tanto desiderato e basta. Eppure non potevo. Volevo lui. Ma cosa mi frullava per la testa? Lui era una star, era americano, era fidanzato con chissà quale bellezza. E il concerto finì. E lui si allontanò, e sparì dietro quelle pareti nere. Il backstage, era la mia salvezza. Dovevo riuscire ad avvicinarmi a lui. Ero disposta a tutto. Mi misi a camminare veloce, molto veloce. Man mano che la folla si diradava, aumentavo il passo. Così mi ritrovai a correre speditamente, verso la mia salvezza. Ma ero ancora distante quando due mani possenti mi afferrarono alle spalle, e mi costrinsero a girarmi. Quel volto non mi era familiare, non lo conoscevo, e sapevo con certezza che il mio sogno si stava allontanando con una velocità incredibile.
-Sei qui per il gruppo di supporto?
-Ah?
-Il gruppo di supporto, le selezioni per una nuova chitarrista... insomma, sei qui per quel posto o no?
-Oh, sì, certo.
Seguimi dentro, allora. E datti una svegliata, non ci piacciono le imbambolate.
Ma che stavo facendo? Mi stavo spacciando per un'altra, erano sicuramente selezioni private. Eppure ero nel backstage, e nulla mi importava più di quello.
-Allora, vediamo cosa sai fare, su, datti una mossa. Dov'è la tua chitarra?
-Ma, io, insomma, io...
-Non ho tempo da perdere! Prendi quella che sta lì al lato, e comincia.
Cominciare? Sentivo la testa vuota. Dovevo suonare, questo era chiaro. Ma cosa dovevo suonare? Non sapevo nulla di quelle stupide selezioni. Così mi feci coraggio e iniziai a suonare una canzone imparata per il piccolo concertino a scuola. Non ricordavo cosa fosse, ma mi pareva che funzionasse. Sì, il tipo sorrideva. Stava funzionando. Sembrava gli piacesse quella canzone, perlomeno lui la conosceva. Riappoggiai lentamente la chitarra dove l'avevo trovata. E non sapendo cosa fare, presi a tamburellare con le dita sul muro. Che selezione era, se c'ero solo io a partecipare, e solo quell'uomo a valutare? Sembrò ricordarsi della mia presenza, lasciando perdere le carte che stava guardando.
-Su, muoviti, che aspetti? O hai cambiato idea? Nella stanza in fondo a destra c'è una ragazza, lei ti aiuterà con quello che ti serve. E non fare la preziosa, partiremo tra poche ore, giusto il tempo perchè i ragazzi siano pronti.
-In fondo a destra...- sussurrai- di solito c'è il bagno.
-Non mi interessa, cara, fila da Marie e non ripresentarti più davanti a me in questo stato pessimo!
Con la testa china cercai la stanza che mi era stata indicata. Mi aspettavo che su ogni stanza ci fosse una stellina con un nome, a mò di cartellino, come nei film. Invece nulla, non era un film, era vero. Ma cosa mi succedeva? Dovevo andarmene finchè ero in tempo, My Chemical Romance o meno! Invece non potevo. Loro, quella chitarra... mi sentivo così a mio agio che qualunque altro posto sarebbe stato sbagliato. Bussai a quella porta. Bussai più volte, finchè non sentii una voce giungere come da chilometri di distanza,
-Entra, su, cosa aspetti? La porta è sempre aperta!
Doveva essere la voce di quella Marie che mi avevano nominato. Aprii la porta. Una donna bionda, alta, dal fisico perfetto e gli abiti eccentrici correva nervosamente da una parte all'altra, muovendo con sè una lunga collana di perle azzurre. Non mi degnò di uno sguardo, mentre mi ordinava di sedermi su una poltroncina che stava davanti a una specchiera, e lei sparì dietro un telone rosso. Sentivo delle voci provenire da lì dietro, ma il loro modo di parlare era tanto veloce che non capivo nulla. La donna eccentrica che si chiamava Marie spuntò alle mie spalle.
-Oh, Peter ha esagerato. Non sei poi così messa male- prese a parlare, veloce come tutti in quel posto, mentre toccava i miei capelli- ovviamente ti abbiamo assunta, suppongo ti abbia lasciata perplessa. E spero che tu abbia salutato la tua famiglia. Non te ne lascierà il tempo. La tournée è appena all'inzio, quindi non rivedrai i tuoi parenti per un pò. Oh, che ne dici di un taglio meno anonimo?
-Si, bene, ok.- dissi tutto d'un fiato, ma mai veloce come lei. - Tournée? Cosa sta dicendo?
-Suvvia, diamoci del tu. La tournée del gruppo, non è per quello che sei stata ingaggiata? Che poi insomma, saresti la sostituta della chitarrista del gruppo di supporto, non è poi una cosa tanto importante. Non capisco il senso di portarci così tanta gente appresso... Che sbadata! Non mi sono presentata! Io sono Marie, e qui dentro sono quella che mette a posto tutto.
-Molto piacere, Marie... Io sono... Eleonora- potevo dire il mio vero nome?- e a quanto pare sono quella che conta di meno, qui dentro.
-Ecco fatto!!- cinguettò lei, e in quel momento mi accorsi di una velatura di accento francese nella sua voce.
Guardai il mio viso nello spacchio. Quattro colpi di forbice lo avevano completamente trasformato in qualcosa di completamente diverso. I miei capelli... pareva avessi una parrucca. La seguii dietro quel telone rosso, dallo sguardo che mi lanciò pareva avessi ottenuto il pass per attraversarlo. I miei genitori da salutare... li avevo salutati tanto tempo prima, per iniziare una nuova vita lontano da loro. Ma in quel momento sentivo che si allontanavano ancora di più. Giunta dietro il telo, rimasi nuovamente a bocca aperta. C'era una stanzetta identica a quella dove ero stata io prima, lì dietro. Con la sola differenza che gli specchi erano cosparsi di luci, come nei film. E davanti a uno di questi specchi c'era Gerard Way. Oh, diamine. Canticchiava sottovoce e si passava qualcosa sul volto. Si girò e guardò dalla nostra parte. Salutò Marie, e mi concesse un'occhiata indifferente. Fu allora che, girandomi, mi accorsi che c'era qualcun'altro in quella stanza. Seduto su una pila di custodie di bassi e chitarre, c'era Ray Toro, coi ricci perfetti, e accanto a lui una ragazza. Una ragazza coi capelli identici ai miei, o meglio a com'erano prima che Marie ci mettesse le mani. Ci avvicinammo a loro, e quella ragazza, incredibilmente esile, balzò in piedi e abbracciò quella che mi aveva rovinato la testa. Poi guardò me, ma non con l'aria indifferente che avevano tutti lì intorno. Mi strinse la mano con vigore, e mi sorrise.
-Io sono Monique, la chitarrista del gruppo di supporto, la figlia di Marie.- solo allora mi resi conto della somiglianza tra le due- Tu sei?
-Lei è Eleonora- suggerì Marie- la tua sostituta.
-Già- sospirai io- scusa, solo che sono un pò... nervosa, Monique.
-Oh certo, certo- disse lei saltellandomi intorno- sei così carina, ma sei sicura di saper suonare, eh? Non guardarmi così, lo so che stare con queste persone all'inizio può stupire, ma ci fai l'abitudine! Vieni, vieni con me che ti presento agli altri...
Mi condusse fuori da quell'intrico di stanze, verso un gruppo di ragazzi che stavano davanti a un bus coi vetri scuri. Monique me li presentò con la sua esuberanza, erano i ragazzi del gruppo di supporto. Erano stanchissimi, ma non mi negarono un sorriso. Dai loro discorsi frammentari riuscii a cogliere che dei privilegi godevano solo le star, che da quel giorno probabilmente non avrei più rivisto nè Marie nè Peter. Guardai disperatamente verso Monique, fino allora avevo sperato di poter vedere nuovamente Frank.
-Shhh,- mi sussurrò lei- tu stai vicina a me, e vedrai tutto e tutti. I ragazzi esagerano. Non sei d'accordo?
Mi sentii rassicurata, forse le mie speranze non erano tutte vane, forse avrei potuto averlo davanti di lì a poco. E fu proprio così. Eccoli arrivare tutti e cinque insieme, rilassati. Avvicinarsi a noi. Non fu difficile indovinare chi era la ragazza che stringeva Mikey, c'erano in giro più foto di Alicia che di tante star. Bob stava solo. Era davvero grosso, e il suo ciuffo era ben fermo sulla fronte. Nascondeva quasi completamente Frank, ma non quella che Frank teneva per mano. Potei quasi sentire il mio cuore infrangersi come il vetro. Lo avevo sempre saputo che lui era fidanzato, e forse, così si diceva in giro, anche sposato. Lei era incredibilmente bella, proprio come avevo immaginato. Mi vergognai dei miei sogni. Monique mi strise il braccio, e mi disse all'orecchio:
-Non guardarlo troppo, la sua ragazza è una vera vipera!
-Co...come posso non guardarlo?
-Volere e potere. Comportati bene, sù.
E Bob ci si avvicinò. Salutò calorosamente Monique e gli altri della band. Discussero lievemente del concerto appena finito, e lui si rivolse a me:
-Ehi, piccoletta, tu chi sei?
Quella volta avevo la risposta pronta:
-La sostituta di Monique. Quella che conta meno qui dentro.
-Eleonora- suggerì lei accanto a me.
-Piacere, io sono Bob. Ma penso tu lo sappia già- disse ridendo.- Frank, vieni qui, c'è uno scricciolo che aspira a fare la chitarrista!!
Mi scappò una risatina soffocata. Chissà perchè, ero convinta da sempre che Bob fosse incredibilmente simpatico. Frank mollò la mano della sua fidanzata e ci raggiunse. Allungò il braccio verso di me. Nonsvenirenonsvenirenonsvenire mi ripetevo, già sapendo che la mia mano aveva iniziato a tremare.
-Ciao.- disse Frank, prendendomi la mano, incredibilmente sudata; quando avevo iniziato a sudare?
-C... ciao.- dissi con la voce eccessivamente bassa. Ci riprovai.
-Ciao, sono Eleonora- dissi tutto d'un fiato
-La sostituta di Monique, lo so, lo so. Sei quella che era praticamente sotto il palco. Hai fissato la mia chitarra tutto il tempo. Mi mettevi a disagio, sai?
-Scusa- sibilai- era così... bella.
Tu sei così bello, sei il mio sogno, sei quello che occupa di continuo la mia mente, avrei voluto dirgli. Eppure non dissi nulla, tornai solo a guardarlo mentre tornava dalla sua fidanzata.
Iniziava a giungere il sole, quando salimmo tutti su quel bus. Solo in quel momento mi resi conto di non avere una valigia, di non avere nessun vestito. Chiesi timidamente a Monique, che stava dietro di me, cosa avrei potuto fare. Mi disse di non preoccuparmi. Non mi preoccupai e ripresi a fissare Frank che dormiva nel sedile davanto al mio. Stringeva i pugni e si mordeva le labbra, proprio come me. Solo che io ero sveglia. Sveglia e cosciente che la fortuna quel giorno mi aveva baciata. Mi avrebbero dato dei soldi per farmi girare il mondo, e probabilmente non avrei neppure suonato, Monique non aveva davvero bisogno di una sostituta. Era solo una precauzione. Ma, cosa più importante, c'era lui lì, con me. Il sogno più grande, il più splendido. Anche se la sua fidanzata era poco distante da me, non potevo fare a meno di pensare a come sarebbe potuto essere... Ora che era possibile, che sarebbe potuto essere. Trovarmi così vicina al mio più grande desiderio, e non poterlo prendere. Era già mattina inoltrata, quando uscimmo dall'Italia, diretti verso un altro Stato, verso un altro concerto.
La vita della tournée mi stupiva, era come andare in giro col tendone di un circo. Solo che invece di andare in giro a far vedere gli animali, dovevamo nasconderli, lasciarli al buio. Per quanto potevo, cercai di conoscerli. Ma ogni volta che ci parlavo, mi tornava in mente il poster enorme coi loro volti che avevo sopra il letto e mi prendeva uno strano senso di nostalgia ed iniziavo a balbettare. Ogni volta che incontravo Frank poi, avevo sempre quella sensazione di svenimento.
Bob era quello con cui andavo più d'accordo, ci somigliavamo tanto e la sua generosità era immensa. Poco dopo un concerto, gli raccontavo della nostalgia che provavo, nonostante mi piacesse stare lì. Mi addormentai poggiata la suo braccio mentre piangevo. Mi risvegliai sempre nella stessa stanza, nella stessa posizione. Ma poggiata a un braccio diverso. Sollevai gli occhi ancora sconvolti per il pianto recente e incontrai gli occhi di Frank. Nocciola. Nocciole. Solo allora mi accorsi della fame che avevo, ma non volevo muovermi, ero avvolta dal suo profumo, volevo durasse per sempre.
-Bob si è dovuto allontanare. Credeva che se ti avessimo spostata, ti saresti turbata. Avevi un'espressione così sconvolta...
-E Monique?- poi mi venne in mente la cosa più importante – E la tua ragazza?
-Oh, lei... con lei le cose non vanno tanto bene- mi strinse più forte, il pavimento sotto di noi era gelido.
-Posso chiederti una cosa?- disse, supplichevole.
-C... certo.- ecco di nuovo la balbuzie, la detestavo.
-Hai paura di me?
-No... no.
-Non mi parli mai, stai sempre lontana, giri la faccia quando ti guardo... Non mi sopporti proprio, eh?
-Non è così.
-No? E com'è, allora?
Le mie guancie assunsero una particolare tonalità di rosso, tendente verso il magenta. Non risposi. Non lo guardai. Strinsi forte i pugni, per evitare di dire qualcosa di sbagliato. Ma lui non si arrese. Avvicinò la sua bocca al mio orecchio. Ma come ero finita li, io? Poche settimane prima guardavo il suo viso su fogli di carta e mi bastava. Ora invece lui respirava, ed era vicinissimo a me... Era un sogno, ma come poteva essere un sogno così lungo e carico di dettagli. In un angolo del cuore forse speravo che svegliandomi mi sarei trovata nel mio letto. Una parte del mio cuore che si sbagliava. Lui riprese a parlare:
-Io ti piaccio, non è così? O è solo la mia chitarra che ti attira? Eleonora, rispondimi.
-Io... io non voglio rispondere.
-E se io ti baciassi, tu mi respingeresti? Non lo so. Ma possiamo rimanere ancora un pò così, nel mondo dei sogni.
-Marco Masini... - borbottai, scossa da tutte quelle parole.
-Cosa?
-Una canzone... di Marco Masini... “Nel mondo dei sogni”...
-Non la conosco. Il mondo dei sogni, è ora. Sogni che sto fabbricando in questo momento e sogni che sto realizzando. E non so se questo ti provoca dispiacere o no. So così poco di te. Qual'è la parte migliore di te?
-Quella che sa di te. Quella che suona.
-Prendila- mi disse porgendomi la sua LesPaul, quella identica alla mia- suona per me. Ma ti prego, non allontanarti, non ancora.
-Sono stata ingaggiata per suonare, e non tocco una chitarra da settimane.
E iniziai a far scivolare le dita sui tasti, un pò storta, per via delle sue braccia attorno a me. La chitarra non era collegata a nessun amplificatore, e per sentire quella splendida melodia bisognava star veramente vicini. Finii di suonare, e rimisi la chitarra dov'era prima, mentre mi voltavo a guardarlo. Sapevo chi preferire tra lui e una chitarra, anche quando si trattava di una Gibson. In fondo, l'unico motivo per cui avevo suonato era lui. Istintivamente passai la mia mano sulla sua, così perfetta. Parlai a bassa voce, fu quasi un sussurro.
-Io voglio te.
Sapevo che avrei pagato cara la verità, ma si sa, ognuno ha il diritto di vivere come può.
Sentii le sue braccia stringermi ancora di più, ma attesi invano una risposta. Passarono una decina di minuti, ed entrarono, in quel piccolo stanzino, Marie e Monique. Non mi ero resa conto di come ci fossimo avvicinati, ancora. Io ero voltata verso di lui, il viso poggiato sul suo petto. Le sue braccia erano intorno a me, la sua testa sulla mia spalla. Ogni parte di me aderiva a lui. Ma quando le due entrarono, lui non si allontanò di un millimetro. Voltai il viso. Solo allora Marie si rese conto che quella che abbracciava Frank non era la solita ragazza.
-Eleonora, devo parlare con te.
-Ti seguo, Marie.
Lanciai un'occhiata sofferente a Frank, e vidi Monique che mi guardava e sprizzava felicità da tutti i pori.
Quando fummo abbastanza distanti, Marie iniziò a parlarmi.
-Tu capisci che non sei essenziale qui... nessuno lo è. Ma tu ci sei solo perchè Monique è una ragazza testarda e capricciosa, e io mi prendo la responsabilità di questo. Rimpiazzare lei sarebbe impegnativo, quindi le concediamo piccoli vizi. Rimpiazzare te è una fesseria, non puoi concederti nulla.- capivo dove voleva andare a parare, non dovevo più avvicinarmi a Frank- Quindi se dovesse capitare che Monique si facesse seriamente male, come credi che suoneresti, se non tocchi la chitarra dall'inizio della tournée? D'ora in poi voglio che ti alleni almeno un'ora al giorno, con gli altri. Siamo d'accordo?
-E' tutto qui?
-Sì, non ti basta?
-Io... credevo che volessi sgridarmi... per quello che hai visto prima.
-Quelli sono affari tuoi. Sono stata anche io una ragazza, e so di non essere nessuno per toglierti ciò che vuoi. Anzi, se ti può aiutare, ti presterò uno dei miei portafortuna.
Si frugò nelle tasche enormi e tirò fuori un braccialetto di perle azzurre, identiche a quelle della sua collana. Lo inifilò nel mio polso e mi spinse via con un gesto irritato
-E mi raccomando, sii discreta quando la sua fidanzata è nei paraggi... ma ricordati che abbiamo bisogno più di te che di lei. Ora vattene , che non ho tempo da perdere con te, scricciolo!



It'll be continued...

Edited by AlienHeroine - 3/1/2008, 20:02


- You may be a sinner but your innocence is mine.

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- - - FG;TUT;FDA;TWI;SCHEDE; x x Ora dimmi come hai potuto essere così crudele con me, crudele e falsa. Perché mi disprezzasti? Perché ingannasti il tuo stesso cuore, Cathy? Non mi viene una sola parola di conforto. Tu meriti questo. Ti sei uccisa da sola. Sì, puoi baciarmi, e piangere; e strapparmi baci e lacrime; essi saranno la tua rovina... la tua dannazione. Tu mi amavi; che diritto avevi di lasciarmi? Che diritto? Rispondimi. Lasciarmi per quel misero capriccio che ti prese per Linton? Giacché né la miseria, né la degradazione, o la morte, né qualunque pena che Dio o Satana potessero infliggere, avrebbero potuto separarci, tu lo facesti di tua volontà. Non ho infranto il tuo cuore, tu l'hai infranto; e nell'infrangerlo, hai spezzato il mio. Tanto peggio per me che sono forte. Se voglio vivere? Che vita sarà quando tu... oh, Dio! Piacerebbe a te vivere con la tua anima nella tomba?

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† Gothic Doll †
view post Posted on 3/1/2008, 19:57Quote

Utente cancellato






continua continuaaaaaaaaa!!!!!!! mi è piaciuta un sacco!
 
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view post Posted on 4/1/2008, 18:50Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 23/12/2009, 21:30


Uahahah continuooo

II capitolo
Mi sentivo stranamente leggera, rilassata. Come se avessi cacciato via un peso che mi tenevo dentro da tanto tempo. Mi venne subito incontro Monique, i suoi grandi occhi verdi brillavano per la voglia di sapere, di capire.
- Su, dai, dimmi com'è andata! Cos'è successo? Com'è che ti sei ritrovata abbracciata a lui? E la fidanzata? E...?
- Su su, fermati! Mi ricordi tua madre parlando così. Non è successo nulla. E' stato semplice...
- La lascerà per te? - mi disse, con le guance rosse- Oppure l'ha già mollata?
- Nulla di tutto ciò. Forse sono in un periodo di crisi di coppia, ma suppongo sia una cosa passeggiera...
- Ma tu non puoi dire così!! Dopo tutto questo tempo... non dirmi che non desideri... che non vuoi... stare con lui!
- Ma la tournée finirà... E loro sono così vicini...
- Altro che timida! Tu sei vigliacca! Vai e combatti per il tuo lui!- disse urlando, come un cavaliere di un film medievale- Anzi, forse è meglio che prima tu venga con me.
Mi stava guardando con un'aria che non mi piaceva affatto. Voleva portarmi davanti a uno specchio, questo era sicuro. E significava che, se voleva cambiare me, probabilmente voleva che fossi all'altezza di quell'altra... Quindi non lo ero? Lei era certamente meglio di me, lo sapevo da subito. Eppure credevo- volevo credere- di essere l'unica a pensarlo. Evidentemente non era così. Mi fece indossare vestiti nuovi, vestiti comodi e tranquilli. Mi mise un pò di trucco sugli occhi, ma un trucco leggero. L'inquietudine che avevo dentro stava rinascendo. Volevo stare al mio posto, ad aspettare. Ora probabilmente lui era già tornato da lei... Lo sapevo, lo sapevo. Io non ero nulla per mettermi in mezzo ad una coppia così forte. Uscii fuori, all'aria aperta. E lui era lì, solo. Venne verso di me, con lo sguardo grave.
- Vorrei chiederti un favore.
- Dimmi pure.
- Mi piacerebbe tenessi per te quello che è successo prima... ero un pò sconvolto. Mi spiace.
- Tu non vuoi...- dissi, in preda al panico- Tu non mi vuoi?
- Io non posso rinunciare al mio futuro per una cosa simile, capisci?
- Cosa intendi con “una cosa simile”?
- Non sento il bisogno di spiegartelo, scusa.
E andò verso di lei. Lo aspettava a braccia aperte. Lui fece lo stesso, e le diede un bacio. Oh, diamine, sentivo gli occhi piene di lacrime. Monique arrivò da dietro e mi abbracciò, come lui aveva fatto poche ore prima, ma non era la stessa cosa. Non lo era. Io prima ero felice. Lui parlava del suo futuro... E io, che futuro avevo? L'unica cosa simile a un futuro, per me, era lui. Era la gioia, quando c'era. Ma il più delle volte era la superstar che mi stava lontana, era quello che non mi degnava di uno sguardo. Vidi Bob e Alicia che mi chiamavano da una parte. Non sapevano cos'era successo, ma probabilmente lo immaginavano. Iniziavano a parlare del più e del meno, evitando abilmente qualsiasi cosa che potesse portarmi a lui. La mia cotta era così evidente? Ormai non credevo più che si trattasse solamente di una cotta. Era degenerata. Definirla cotta era una licenza poetica. Per evitare di usare la parola amore, che ormai era strausata. Amore era quello che legava le grandi coppie della storia, esisteva solo nei libri. Lo ammiravo da lontano, mentre rideva, e parlava con Gerard. Loro due mi stavano lontani, ero quella invisibile per loro. O forse quella che aveva turbato la loro vita perfetta. Che continuassero per i fatti loro, isomma!, ma mi era impossibile anche solo pensarlo. Io non potevo tornare a casa senza di lui, o sarei stata come le altre bambine stupide che perdono tempo davanti all'ultimo divo del cinema. Ero decisa, ormai. Lo volevo solo per me.
I giorni passavano, e il tempo che trascorrevo con lui era nullo. L'ora di prove con la band di supporto era diventata la maggiore occupazione delle mie giornate, e cercavo di evitare i suoi occhi malinconici. Con lei evidentemente le cose procedevano bene, ma non potevo non notare un velo di tristezza. E quando lo guardavo, stringevo i pugni e mi mordevo le labbra. Volevo tornare a casa. Lì non ci facevo nulla, ero completamente fuori luogo. Si trattava di professionisti, ma io mi sentivo una mangiapane a tradimento. Mi mancavano i miei genitori e i miei amici, anche se prima di allora non ne avevo mai sentito il bisogno. Come si impara ad amare una cosa solo quando l'hai persa... solo che io l'avevo persa di proposito, per inseguire il mio sogno. Un sogno che non si era avverato. Lui l'aveva chiamato “il mondo dei sogni”. Ma io ero veramente stata da sola con lui? Mi sembrava tutto così assurdo, come se fino al giorno di quel concerto avessi vissuto la vita vera, e ora invece fossi dentro una bolla di sapone. E ogni colore diverso che un raggio di sole scatenava sulla mia bolla era un momento dannato, era un peccato, era una vile crudeltà. Mi mancava l'aria. Solo una persona poteva far scoppiare quella bolla e farmi tornare a respirare; ed era una persona a cui non interessava farlo, e che me l'aveva detto.
Un giorno però, ci ritrovammo soli nella stessa stanza. E tutto scoppiò. Andò via la sua malinconia, e anche le mie preoccupazioni. Lo vidi seduto in un angolo, con la testa tra le mani. Mi avvicinai cautamente, e presi le sue mani tra le mie. Alzò gli occhi e mi guardò. Ci vidi me stessa riflessa dentro, e continuai a guardarmi, in quello specchio stupendo. Guaradavo me mentre guardavo lui, ed era una cosa stupenda. Rimanemmo a fissarci per chissà quanto tempo, e con le mani lui stringeva i miei polsi con delicatezza. Ed io avevo la mente piena di pensieri confusi e stupidi... Non ero affatto in una posizone comoda, e lui se ne accorse.
- Perchè non ti siedi?
- Ahn, uh, ok- almeno ero andata avanti, dalla balbuzie ero passata ai versi...
- Come stai?- chiese, mentre mi accucciavo accanto a lui
- Sto... bene, credo.
- Io no.
- Mi spice... davvero.
- Avrei dovuto giocare meno coi tuoi sentimenti, non sono stato corretto.
- No, ma non devi preoccupartene...
- Ma come puoi essere così? Non devi mai ascoltare quello che senti dire! Gli unici privilegi di cui posso godere sono quelli materiali... non sono nessuno di speciale per far soffrire una persona! ...Se al posto mio ci fosse stato un altro, avresti lasciato che ti illudesse così?
- No... ma io non credo... che sia perchè tu sei una “star”! Non l'avrei permesso neppure a George Clooney!-mi guardò mentre rideva sotto i baffi -Ok, forse non è l'esempio migliore... Non mi interessa chi sei per gli altri, chi sei per il resto del mondo, mi interessa solo quello che sei per me.
- A me lascia perplesso quello che posso essere per te. Non potevi entrare nella vita di qualcun'altro?
- E' il destino che mi ha portata qui, non c'è nulla di sbagliato in questo. Forse sei tu che vedi la cosa dalle angolazioni sbagliate.
- Io vedo che quello che voglio è diverso da quello che volevo. E non capisco cosa significhi.
- Forse quello che tu vuoi è arrivato per mettere alla prova quello che volevi... E forse ora devi semplicemente seguire il tuo cuore.
- Forse hai ragione.
I suoi dubbi erano spariti così? Allora forse ero realmente una persona persuasiva. Una piccola vittoria interiore, pensai esultando. E non mi ero accorta che stava arrivado un'altra vittoria. Dai miei polsi le sue mani erano passate al mio viso, e mi guardava con una tenerezza indescrivibile. Ma era il Frank vero quello che avevo davanti, oppure era frutto della mia immaginazione? Non ottenni quello che speravo, questo è certo. Mi baciò sulla fronte ed andò via. Lo odiavo con tutte le mie forze, in quel momento! Odiavo il suo modo di camminare che prima mi pareva così perfetto, odiavo le sue piccole smorfie con la bocca. E questo non era illudermi? Io mi aspettavo un bacio, un bacio vero! E che dopo mi lasciasse pure lì a marcire in quegli stupidi sogni, avrebbe potuto! Invece ero lì a marcire nella delusione, e, ammettiamolo, era molto peggio. Si voltò a guardarmi di nuovo, e sorrise della mia espressione frustrata. Riuscì a capire quello che volevo, questo era chiaro. Fece una piccola giravolta su se stesso e tornò indietro. Sentivo il mio cuore battere più forte e il mio respiro farsi sempre più irregolare, mentre si avvicinava, si chianava su di me e le sue mani tornavano sul mio volto, proprio dove erano state fino a poco prima...


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- - - FG;TUT;FDA;TWI;SCHEDE; x x Ora dimmi come hai potuto essere così crudele con me, crudele e falsa. Perché mi disprezzasti? Perché ingannasti il tuo stesso cuore, Cathy? Non mi viene una sola parola di conforto. Tu meriti questo. Ti sei uccisa da sola. Sì, puoi baciarmi, e piangere; e strapparmi baci e lacrime; essi saranno la tua rovina... la tua dannazione. Tu mi amavi; che diritto avevi di lasciarmi? Che diritto? Rispondimi. Lasciarmi per quel misero capriccio che ti prese per Linton? Giacché né la miseria, né la degradazione, o la morte, né qualunque pena che Dio o Satana potessero infliggere, avrebbero potuto separarci, tu lo facesti di tua volontà. Non ho infranto il tuo cuore, tu l'hai infranto; e nell'infrangerlo, hai spezzato il mio. Tanto peggio per me che sono forte. Se voglio vivere? Che vita sarà quando tu... oh, Dio! Piacerebbe a te vivere con la tua anima nella tomba?

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Posto il terzo capitolo... nonchè penultimo ò_ò Sono contenta che vi piaccia *-*

III capitolo
Non avevo mai ricevuto un bacio simile. Mi sembrava di essere volata via, dall'altra parte dell'universo, aver saltellato qua e là ed essere tornata indietro. E mi tornavano in mente immagini e suoni di quando ancora non lo conoscevo. Di quando ascoltavo di continuo I'm not ok perchè, verso 2 minuti e 30, si sentiva lui dire trust me. Ora potevo credere con tutta me stessa, credere alle sue parole alle sue mani e alla sua bocca. Mi stringeva come mai nessuno aveva fatto prima, ed era dolce... tanto dolce. Mi sfiorava le guance e il collo, mi toccava i capelli per poi riappoggiare le mani in qualche punto indistinto del mio viso... Ogni tanto sussurrava qualcosa, ma le mie orecchie ardevano come il resto del mio corpo, e non potevo sentirlo...
Avrei voluto durasse per sempre, invece ad un tratto finì. Mi guardò con tenerezza e mi accoccolai sul suo petto, sfiorando i tattoo che aveva sulle sue braccia. Quei mitici tatuaggi su cui mi ero tanto documentata per scoprirne ogni significato nascosto, ora erano lì, a portata di mano. Potevo vederli e potevo toccarli, potevo chiedere a lui cosa volevano dire, finchè fossimo stati lì. Finchè non fosse andato via per l'ennesima volta... E' tanto sbagliato desiderare una cosa anche quando sai che può finire? Desiderare un momento per poi soffrirne per il resto della tua vita.
-Una volta qualcuno disse: Non pentirti di una cosa, se quando l'hai fatta eri felice. O giù di lì.
-Come fai a sapere a cosa stavo pensando?- chiesi, stupita.
-Non lo sapevo, ho solo detto quello a cui stavo pensando io. Perchè, a cosa stavi pensando?
-Stavo pensando che anche se tu ora te ne andrai, almeno questo l'ho ottenuto.
-E se non me ne andassi? E se restassi qui?
-Io morirei di fame restando qui ancora per molto.
-Non essere sciocca!
-Perchè, tu non lo sei forse? Stavi parlando sul serio?
-Io potrei.
-Ma non vuoi. Ora vattene. Hai detto che avresti seguito il tuo cuore, va e fallo. Ora il tuo cuore vuole stare lontano da me. Dagli il tempo di respirare!!
-Vado, solo perchè me lo chiedi, solo perchè ne hai bisogno. Ma se non torno sarà tutta colpa tua...
-Devi conoscere ciò che perdi prima di fare una scelta.
Ma perchè diamine stavo parlando così? E se non fosse tornato da me davvero? L'unica cosa che mi sarebbe rimasta sarebbe stato un bacio. Fantastico. E magari, quando sarei stata vecchia e sola, ci avrei ancora pensato con nostalgia. Lui era Frank Iero. Avevo il suo nome scritto dappertutto, su tutti i quaderni e i libri, sulle cartelle e le borse. Cancellarlo non sarebbe stato certamente facile, sarebbe stato un tormento. Quindi non l'avrei cancellato. L'avrei voluto con me, sino alla fine di tutto.
La tournée continuò, e ormai giungeva alla fine. Ogni giorno era stata una scoperta, un mondo nuovo. Eppure loro erano sempre gli stessi, tutti quanti. Monique non aveva ancora avuto bisogno di una sostituta, eppure era sempre più felice.
-Monique, che ti succede?
-Nulla, perchè?
-Sei sempre così felice...
-Non posso, forse? Io sono sempre felice!
-Appunto non è normale... c'è qualcosa sotto.
-Lo sai che io non riesco a nascondere le cose... quindi, per favore, non chiedermelo.
-Oh, dai! Io so mantenere i segreti, puoi fidarti.
-Uff, ok.
-C'è un ragazzo sotto, vero?
-Sì, proprio così.
-E' uno del gruppo vero?
-Sì, è così.
-Su, dai, dimmi chi è!
Si avvicinò al mio orecchio e mi rivelò quel piccolo innocente segreto. Io, sulle prime, ridacchiai un pò, per prenderla in giro, come lei era solita fare con me. Ma poi glielo dissi, che anche prima di conoscerlo, io avevo sempre pensato che lui fosse un ragazzo simpatico...
-E con Frank, eh, come va col tuo principe azzurro?
-Uh, bene... -dissi, con un sospiro.
-A lei l'ha lasciata. Ormai lo sanno tutti. Perchè vi nascondete ancora?
-Noi non ci nascondiamo, è solo che...
-Ah, ho capito. Dopo la tournée ognuno per i fatti suoi.
-Nulla di serio.- dissi annuendo- Proprio così.
-E a te sta bene?
-Mi sto adeguando.
-Secondo me ti sbagli... Ma lasciamo perdere, la vita è la tua. E uso una frase che mi hai insegnato tu: Ognuno ha il diritto di vivere come può. Dimmi, però... La vostra storia- non storia, a che punto è arrivata?
-Monique!!! Ma ti sembrano domande da fare?
-Certo! Sono domande obbligatorie!!
-Ok, te lo dirò. Non più di qualche bacio. Va bene?
-No!! Non ti credo.
-Beh, credimi, perchè è così. E invece, la vostra storia...?
-Oh, non più di qualche bacio...- ripetè, facendo il verso.
-Sei una vipera.
-Su, lo dicono tutti, ognuno ha i suoi tempi...
-Già già...
Stavo ancora borbottando, offesa, quando lui si avvicinò verso di noi. Quando sorrideva e mostrava i suoi denti perfetti, mi immaginavo sempre una decina si spogliarelliste che crollava ai suoi piedi cantando Lady Marmalade. Pensando a questo, mi misi a ridere da sola. Lui si avvicinò.
-Sono io che ti faccio ridere?
-Oh, sì più o meno... Credo che se ti togliessi tutto quel trucco riderei di meno- in effetti, era appena tornato da alcune prove.
-Certo, scusami...- disse, mentre mi dava un bacio veloce sulla guancia destra.- Vado e torno, tu non muoverti.
-Non mi fiderei, fossi in te... Io e Monique stavamo organizzando una fuga!
-Giusto... Monique, auguri!- disse lui, facendole l'occhiolino.
-Grazie!!- urlò lei, in risposta.
-Ti brillano gli occhi, ele, ogni volta che c'è lui.. Diventi quasi un'altra. Sei più fresca e dolce. Sei così innamorata...
-No, Monique, non lo sono. So cos'è l'amore. E' un qualcosa che ti spinge a pensarlo e a desiderarlo per sempre, e non immagineresti la tua vita senza lui. Io invece riesco a immaginarla.
-Senza di lui, e come sarebbe?
-Io, vecchia su una sedia a dondolo, mentre lavoro a maglia dei maglioni col suo nome scritto sopra...
-Credi che le persone innamorate non si immaginino la vita senza l'altro, comunque? Solo che sarebbe vuota e triste... E penserebbero sempre a lui, nonostante magari lui non ci sia.
-Uh. - dissi, dubbiosa.
-Io credo che tu non voglia fare la tua vita a fare maglioni, che poi con l'abilità manuale che hai sarebbero orrendi...
-Te ne spedirei uno ogni mese.
-Con scritto Frank e magari con tanti cuoricini attorno? Penso che io te li rimanderei.
-Non voglio fare maglioni... Odio la lana.
-E allora diglielo, che vuoi stare con lui.
-Ma non dovrebbe chiedermelo lui?
-Chi vive sperando muore.... beh, muore lavorando a maglia!
-Sei impossibile, Monique.
-No, senti ho un piano. Tu fai la faccia carina e gli dici tanti romanticismi, poi gli dai un bacio e gli dici che vuoi seguirlo... dopo la tournée.
-Non funzionerà. Me lo deve chiedere lui. E ora zitta che sta arrivando.
Monique sgattaiolò via e lui si avvicinò, e mi guardò in quel modo che mi faceva impazzire.
-Sono da ieri che non ti vedo... Non ce la facevo più.
-Io invece tutto il tempo che non c'eri ho festeggiato!!
-Sciocca... infantile... - diceva, mentre mi ricopriva di baci.
A un certo punto mi fermai e misi il broncio.
-Che c'è? Non vuoi che ti dia della bambina infantile? Sai che scherzo!
-Tu sapevi della loro storia e non mi hai detto nulla!
-Scusami, scusami... Io non volevo che tu lo sapessi da me. Non sono la persona migliore a dire queste cose.
-Senti, però.... questa me la devi concedere.
-Tutto quello che vuoi.
-Lui ti ha detto se loro... sono... andati oltre?
-Certo che no, sciocchina! Lui è un gentiluomo.
-Ma lei mi aveva fatto credere...
-Su, la conosci Monique! Dice sempre tanto ma non fa capire nulla. E ora, per favore, potremo evitare di parlare della vita sentimentale di qualcun'altro?
-Tu credi di avere una vita sentimentale?
Mi diede la risposta che volevo con un bacio intenso. Ma che bugiarda quella Monique! Certo, forse lei voleva solo farmi ingelosire un pò. Ma non c'era riuscita. Quello che avevo, in fondo, mi bastava. Eppure, azzardai a fargli una domanda.
-Che farai, dopo la tournée?
-Credo che starò con i ragazzi... Abbiamo bisogno di nuove canzoni.
-Subito?
-Sì, subito. Tu cosa farai?
-Tornerò a casa e... troverò qualcosa con cui occupare il tempo.
-Ah...
-Già.
-Sì.
-Io però vorrei... - disse, con voce inquieta.
-Cosa?
-No, nulla. Ognuno per la sua strada, giusto?
-Giusto. L'hai deciso tu.
-L'abbiamo deciso.
E quella notte, ci fu l'ultimo concerto. Avevo abbastanza soldi per un bloglietto per l'Italia, e sarei partita subito, immediatamente. Senza salutare nessuno. Odiavo gli addii. Solo, mi feci scappare qualcosa con Bob.
-Bob, dov'è l'aeroporto più vicino?
-E a te, cosa ti interessa?
-Nulla... sai, mi è sempre piaciuta la geografia. Ed ora proprio non ricordo...
-Io te lo dirò. Non lasciarlo così però. E' un bravo ragazzo. Ho sempre saputo che saresti partita di nascosto... Ma vorrei che ci riflettessi.
-Dimmi dove sta quel benedetto aeroporto.
Bob me lo disse come chi confessa un peccato mortale. Come se in gioco ci fosse il suo paradiso, ma in realtà c'era solo il mio mondo dei sogni.
-Oh, Bob -sussurrai, abbracciandolo. - Trattala bene, eh?
-Certo... Ma tu pensaci sul serio, ha quante promesse lui ha tradito, solo per te. E tu gli stai togliendo tutto.
-No, gli sto togliendo un addio straziante. Lui ha deciso che ognuno sarebbe anadato per la sua strada...
-Ma non puoi privarlo di un'ultima carezza.
-Lui l'ha avuta l'ultima carezza, solo che non sapeva che lo era. Spero di rivederti Bob... Sei una delle persone migliori che io conosca.
-Spero che tu tornerai indietro. Ciao, scricciolo.
Chiamai un taxi e mi diressi verso l'aeroporto. Era tutto tranquillo, tra quello poltrone azzurre, quei cartelli dello stesso colore... Per fortuna c'era un aereo per Roma che sarebbe partito di lì a poche ore. Mi misi a guardare le vetrine dei soliti negozietti. Mi attirò un negozio di dischi. Ovviamente, trovai i loro CD sistemati in ordine alfabetico. A casa li avevo tutti. Stavo per acquistare Three Cheers for sweet revenge, quando mi ricordai improvvisamente che non c'era Bob, in quel CD. Lo abbandonai, in un angolo, in disordine. Non mi andava di pensare. Non avevo una valigia, ma solo una sacca verde militare, che avevo preso a Frank. Non gli sarebbe certo dispiaciuto, ne aveva così tante... E dentro, ricordi di quello splendido periodo. Avevo bisogno di mangiare. Trovai, dentro quella sacca, un piccolo barattolo di nutella. Stavo per aprirlo quando ci vidi disegnate delle nocciole. Mi venne da piangere, pensando all'intenso nocciola di quegli occhi... Era arrivato il mio momento, mi avvicinai allo sportello. Stavo per partire per andarmene e lasciare tutto, lasciare il mio cuore lì. Bob aveva mantenuto la parola, o forse neppure Frank voleva salutarmi. Il concerto ormai era finito, se avrebbe saputo e voluto sarebbe già stato qui. C'era solo una ragazza davanti a me, ed era incredibilmente lenta. Ma non importava. Stavo per tornare a casa.


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- - - FG;TUT;FDA;TWI;SCHEDE; x x Ora dimmi come hai potuto essere così crudele con me, crudele e falsa. Perché mi disprezzasti? Perché ingannasti il tuo stesso cuore, Cathy? Non mi viene una sola parola di conforto. Tu meriti questo. Ti sei uccisa da sola. Sì, puoi baciarmi, e piangere; e strapparmi baci e lacrime; essi saranno la tua rovina... la tua dannazione. Tu mi amavi; che diritto avevi di lasciarmi? Che diritto? Rispondimi. Lasciarmi per quel misero capriccio che ti prese per Linton? Giacché né la miseria, né la degradazione, o la morte, né qualunque pena che Dio o Satana potessero infliggere, avrebbero potuto separarci, tu lo facesti di tua volontà. Non ho infranto il tuo cuore, tu l'hai infranto; e nell'infrangerlo, hai spezzato il mio. Tanto peggio per me che sono forte. Se voglio vivere? Che vita sarà quando tu... oh, Dio! Piacerebbe a te vivere con la tua anima nella tomba?

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IV capitolo

Ero ancora in coda, quando qualcuno mi tirò la borsa. Mi girai, pronta a fare un calcio volante alla Chuck Norris, ma mi fermai appena riconobbi le mani che afferravano la borsa. Era impossibile non riconoscerle, non credo che nessun altro al mondo abbia la parola halloween tatuata sulle nocche. Non parlai ma mi buttai su di lui, aggrappandomi alle sue spalle, con le lacrime agli occhi.
-Scusa, non riuscivo a trovarti... non sapevo che volo avresti preso. Scusa.
-Oh, ero così preoccupata! Ma perchè sei venuto? Ora sarà ancora più difficile partire.
-Non pensarci. Zitta. Stai qua ora. Shh...
-No, l'aereo deve partire. Io vado. Mi mancherai, sai? Non sarà più la stessa cosa, senza di te.
-E allora non partire. Rimani con me.
Avevo aspettato così tanto quelle parole che mi fu quasi impossibile crederci. Lui voleva che io restassi. Era un impegno. Rimanere non aveva data di scadenza. Tutte le mie solite cose finivano, tutte. Forse era il momento di cambiare.
-Certo che rimango con te! Certo!
-Io... credevo che tu volessi tornare a casa tua, alla tua vita di prima...- disse, stringendomi come sapeva fare lui.
-La mia vita di prima non ha più senso, è così patetica, ora che ho trovato te.
-Non andartene più.
-Non ne ho intenzione.
E rimanemmo lì, in quell'aeroporto, a cullarci uno tra le braccia dell'altro. E gli confessai che quasi avevo pianto per le nocciole. Quasi mi aspettavo che ridesse, invece si fece serio.
-Non piangere mai per me...
-Non lo farò più, sino a quando staremo così.
-Ehm, signorina, scusi... il suo aereo la sta aspettando.- mi ero scordata che ero ancora al gate.
-No, tenga, glielo regalo...- dissi, porgendole il biglietto.
E andammo via, ridendo, impacciati, caldi, e tutto quello che potevamo essere. Non avevo fretta di dirgli le cose che mi frullavano per la testa. Avevo tutto il tempo davanti, avevo tutta la vita.
E così trascorsi le prime settimane con lui e con il gruppo. Ovviamente c'era anche Monique, lei e Bob erano ogni giorno più inseparabili. Mi piaceva stare con loro, e con Frank. Ero sempre più pazza di lui, ormai mi svegliavo la notte solo per sentire lui respirare nel letto accanto al mio. Un giorno però, mi chiese:
-Non c'è qualcosa che vorresti fare?
-In che senso?
-Non vorrai farmi credere che vuoi restare qui per molto. Voglio andare da qualche parte, solo con te.
-Mi piacerebbe fare il giro del mondo. -dissi , ridacchiando.
-Va bene.
-Va bene? Io scherzavo...
-No, va bene. Andiamo in giro.
E così iniziò il nostro viaggio, ogni giorno era un'avventura. Come quando io volevo giocare con le guardie svizzere, e quelle proprio non mi filavano.
-Nei film è divertente, prima o poi fanno le smorfie! Invece mi guardano come se volessero uccidermi.
-Credo che lo faranno davvero, se non ce ne andiamo...
E di nuovo a correre lontani. E in ogni cosa trovare un'allusione a un libro o a un film o a una canzone.
-Guarda, io ne sono ricoperto! Credi che ti direi di farlo, se facesse così male?
-Questa scena mi ricorda un pò Tre metri sopra il cielo. Lui voleva che lei si facesse un tatuaggio, e lei aveva paura.
-E questo lui, quanti tatuaggi aveva?
-Uno!
-Ecco, se io avessi solo un tatuaggio, tu non ti dovresti fidare, avrei poca esperienza. Invece ne ho tantissima!!
E avevamo scelto insieme quella piccola chitarrina da disegnare sul mio polso. Mi ricordava un pò il modo di disegnare di Gerard, così sentito. Io urlavo che mi faceva male, e lui mi dava della fifona. E mi diceva che non devo mai credere ai film.
Eppure, nonostante ormai vivessimo in simbiosi, ogni volta che mi ricordavo che lui era proprio quel lui, mi metteva un pò di soggezione, mi faceva balbettare, e lo amavo ancora di più perchè rideva di me quando volevo controllare se lui fosse vero oppure frutto della mia fantasia...
Quando mi ostinavo a insegnarli canzoni italiane che non voleva imparare, e magari trovarne una che piacesse un pò pure a lui.. “E mi manca un pò il respire, se ci sei, c'è troppa luce...”. Ogni tanto poi, iniziava a raccontarmi le sue riflessioni.
-Vorrei che questo fiume smettesse di far rumore.
-Tu vuoi arginare la Senna, non mi sembra giusto.
-Questo dovrebbe essere un posto romantico.
-Lo è.
-Infatti mi sento ispirato.
-Per cosa?
-Per baciarti.
E lo fece, facendomi cadere da quella panchina di fronte alla Senna illuminata. Poi, mi sussurrò quelle parole che non mi sarei mai aspettata.
-Senti, io non te l'ho detto mai... Voglio stare con te per sempre, non mi importa dove e come. Mi importa che ci sei tu e io mi sentirò a casa.
-Io, invece, voglio stare sempre con te qui. Sarebbe splendido. Nulla potrà mai disturbarci.
-Dici che saresti disposta a muoverti per darmi un altro bacio?
-Dipende se saprai convincermi.
-Ti amo, lo sai?
-Mi sembra eccessivo... un colpo basso... ma ti darò lo stesso un bacio.
Non mi aveva mai detto cose simili prima di allora. Certo, lo sapevo già da tempo che anche la sua cotta era degenerata, lo intuivo dalle piccole cose. Ma sentirmelo dire era come avere una conferma. Neppure io lo avevo mai detto. Mi sentii quasi in dovere di farlo.
-Se tu non te l'aspettassi, ti direi che sì, ti amo anche io.
-Forse potrai dirmelo in un'altra occasione.
Lo guardai, con sguardo interrogativo, molto interrogativo. Cosa stava blaterando?
-Non a caso stanotte siamo qui, non a caso ti ho fatto quel discorso. - se voleva chiedermi di sposarlo, avrei ceduto, lo sapeva... ma sarebbe stato da film - Voglio che tu torni a casa tua, e che mi porti con te. Voglio che saluti la tua famiglia. Poi torneremo qui, o dovunque tu voglia.
-Non voglio, non voglio andare a casa. E tu non vuoi venire, non ti piacerà.
-Non sarà facile, ma tu ne hai bisogno, sul serio. E poi, dopo che saremo stati lì, ci sposeremo.
Ecco lo sapevo!, pensai, mentre facevo un gran sorriso.
-Non potremo invertire le due cose?
-Ai tuoi forse farà piacere esserci. Però prima, c'è un'altra cosa da fare.
-Ripetimi tutto in ordine cronologico, mi sono persa.
-Allora, prima adremo al matrimonio di Bob e Monique- lo guardai a bocca aperta, perchè io non lo sapevo?- poi andremo a trovare la tua famiglia, che ti piaccia o no. Dopo, sempre se tu vuoi, ci sposeremo.
-Oh, ma che domande sono... certo che lo voglio.
-Quale delle tre cose?
-Ecco, ora sei immensamente sciocco, amore...
E così, andammo al matrimonio di Monique e Bob. Non avevo mai visto Marie piangere, o tutto il gruppo vestito in modo elegante. Non avevo mai visto me vestita elegante, e mi sentivo un pò a disagio. E pensavo a come sarebbe stato, se all'altare ci fossi stata io, e magari al posto di Marie ci fosse stata mia mamma... Scossi la testa, sapevo che non era possibile, non ancora. Ma non potevo perdermi in congetture: era un matrimonio stupendo, due persone stupende all'altare... Era tutto perfetto. Erano una coppia splendida, e Bob sarebbe stato un bravo papà per quella piccola vita che sarebbe nata, presto.
Dopo il matrimonio io e Frank siamo andati direttamente a prendere l'aereo. Un altro aeroporto azzurro, e di nuovo io con la sua sacca. E ci siamo saliti sull'aereo, questa volta. E ora ci siamo dentro, in rotta verso la mia casa e verso un nuovo futuro. E mi sento pronta a tornare, non sono più la bambina di prima, so di essere cambiata. So che non potranno più ridermi alle spalle quando guardo un poster con la mia band preferita e ci faccio sogni sopra, perchè ora, con uno splendido anello al dito, il mondo dei sogni ce l'ho sempre appresso.


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